Prof. Ferruccio Tassin
L’On. Luigi Faidutti (1861-1931) e gli Sloveni
Il flun Vipac l’è placid per natura,
Mi par un paradis che so vallada, –
Dal Nanos stess la chiossa l’è provada,
Che l’onda so – di pas l’è la figura.
Dal maestos sloven Triglau sussura
L’Isunz potent – cirint fra crez la strada,
E – ver tesàur di fuarza ben stimada –
Percòrr del biel Friuli la planura.
L’accord del fuart cul placid l’è magnific;
E ben, l’Isunz si uniss cul flun pacific –
Unid furlans e slavs in ches contradis.
Il To Vipau T’ià battiad – Lustrissim,
L’Isunz T’ià fatt devot, zelant, dottissim:
Pastor clement e fuart saras ai fradis.
È un sonetto, in friulano (in origine trilingue), dedicato dal prof. Andrej Marušič al Principe Arcivescovo Dottor Luigi Zorn per l’intronizzazione nella chiesa Metropolitana di Gorizia.
Mons. Luigi Zorn fu Principe Arcivescovo di Gorizia dal 1883 al 1897.

Credo che questi versi, intensi per contenuto, e musicali per forma, possano esprimere in maniera efficace il sentire dell’on. Luigi Faidutti (1861 – 1931), nel corso della sua vita di sacerdote, politico e diplomatico. Ciò in una visione non iranistica o sentimentale, ma ritmata dalla sua vita stessa.
Non mi soffermo sulle complesse vicende politiche delle origini e degli sviluppi nei rapporti politici fra Italiani e Sloventi nella Contea di Gorizia; Paolo Caucig, il miglior biografo di Faidutti, ne tratta ampiamente, quanto, piuttosto, sul suo essere immerso, in maniera, mai faziosa in un ambiente plrurietnico e multilingue.
Padre friulano e madre slovena, nasce in un paese della Slavia veneta (Scrutto di San Leonardo); frequenta il seminario di Udine; suo compagno di classe è Ivan Trinko, futuro politico. Lo chiamano poeta delle tre lingue, per i suoi versi in italiano, latino e sloveno.
Conosce i morsi della miseria e, tramite mons. Eugenio Valussi (futuro Principe arcivescovo di Trento), potrà godere di una borsa di studio a Gorizia.
Anche lì, Friulani, Italiani e Sloveni per compagni di studi e docenti.
Teologia a Vienna, cappellano di corte (a suo tempo sarà confessore di Maria Joseffa, madre dell’Imperatore Carlo), a Gorizia, è segretario dell’Arc. Jordan, così conosce intimamente tutta la realtà della Contea.

Dopo il tramonto politico di Mons. Adamo Zanetti, deputato cristianosociale a Vienna (1897 – 1901), diventa il leader del movimento cattolico, che ha la sua base economica nella capillare diffusione di associazioni cooperative.
Consigliere comunale a Gorizia, deputato dietale, capisce che, per decidere, si deve salire al livello politico. La grande occasione è il suffragio universale: 1907, viene eletto al Parlamento di Vienna (godendo del consenso degli Sloveni di Doberdò e Duino) insieme con l’on. Giuseppe Bugatto; il gruppo dei parlamentari cattolici, risulta così composto da loro due e dagli Sloveni on. Anton Gregorčič e Josi Fon.
La sua esperienza internazionale si allarga a cerchi concentrici. Il suo progetto politico è complessivo; la presenza politica si basa più nelle occasioni elettorali che in presenze stabili. Importanza alla stampa (Eco del Litorale, Il Popolo, La Madonna di Barbana); crea la associazione “Il Giovane Friuli”, per la formazione al ricambio.
Sono momenti di scontri anche, fra Italiani e Sloveni, ma il progetto va avanti.
Punti di incontro spirituale e politico sono i santuari di Montesanto, di Barbana, e Aquileia in una visione europea con respiri mediterranei. Non occorre sottolineare il carattere di questi incontri, che vanno oltre le polemiche nazionali in una visione più alta che culmina nella cattolicità.
Le polemiche, anche fra cattolici di diversa etnia, sono aspre, con attacchi sulla stampa, ma lui vola pù in alto e, a chi lo accusò di faziosità e di linguaggi inappropriati (lo accusarono proprio di tutto …), farà capire che la stampa aveva la propria area di autonomia e che non gli era asservita.
Il vertice politico, dopo la conferma parlamentare a Vienna nelle elezioni del 1911, salì nella nomina a Capitano provinciale, con le elezioni dietali del 1913.
Vicepresidente della Dieta è proprio l’on. Anton Gregorčič..
Frutto dell’accordo coi cattolici sloveni sono anche i patti colonici approvati nel 1914: riguardano le plebi rurali, che si erano sollevate con un forte progetto educativo oltre che sociale e di cooperazione economica.
Durante la guerra, il suo attivismo sa di esemplare e di azione a sostegno della comune umanità, proprio di tutti.
Durante e dopo la guerra, come si è accennato dianzi, lo accusarono di tutto e del contrario di tutto: di favorire gli Sloveni e, da una parte slovena (sacerdoti e podestà), si chiesero le sue dimissioni da capitano provinciale.
L’Italia si servì di lui, dopo la guerra e, con altrettanta disinvoltura, se ne sbarazzò.
Nel 1924, fu inviato in Lituania, come uditore alla legazione apostolica per la Lituania, la Lettonia e l’Estonia, su richiesta del delegato apostolico, l’Arc. Mons. Antonino Zecchini, già suo collega al Centralseminar di Gorizia. Là fu protagonista, tanto che, alla morte, gli furono decretati i funerali di Stato.
Anche in quei paesi, con Zecchini, ebbe a provare il demone del nazionalismo.
Tutti i diplomatici lassù, pensavano a sue conferme, ma dal Vaticano non vennero.
In predicato di diventare nunzio a Praga, riaffiorerà l’antica accusa di essere contro il mondo slavo. Verrà sepolto a Kaunas, allora capitale lituana, nella cripta della cattedrale.

Le parole più alte nei confronti degli Sloveni, credo siano queste, contenute nella sua autodifesa: “Il lavoro indefesso e la parte direttiva di Mons. Faidutti nel movimento cattolico della provincia davano sovente occasione a discussioni sul suo conto da parte di italiani e di sloveni, e non era raro il caso che amatori della critica … trovassero a ridire sul suo atteggiamento in linea nazionale. Per gli uni egli peccava per difetto, mentre altri gli rinfacciavano l’eccesso. Né poteva accadere altrimenti in una provincia con tanti antagonismi e tante competizioni nazionali. Erano inoltre nell’uno e nell’altro campo di quelli che notavano nello spirito conciliativo di Mons. Faidutti una forma di internazionalismo che si affrettavano a denunciare e combattere. Ma i censori dimenticavano troppo spesso una circostanza di rilievo, che cioè a lui più che ad ogni altro, incombeva, perché sacerdote, un obbligo tutto speciale, l’osservanza coscienziosa del giusto e dell’equo verso italiani e sloveni, insieme a quella correttezza di contegno e di trattamento che si impongono a chi, più che alla lotta, è chiamato a cooperare alla pacificazione. Lo studio di questa giusta misura, non è mancanza, ma è dovere, perché il programma cattolico deve necessariamente portare al contatto con tutte le nazioni …”.
Significativo che, alla sua morte, nel portafoglio, gli avessero trovato una piccola foto del santuario di Maria Lussari a Tarvisio: il santuario delle quattro nazioni (italiana, friulana, tedesca e slovena).
Tra le carte, un foglietto in cui c’era scritto:“2 novembre 1930. Il Signore mi aiuti a mettere in pratica questi tre proponimenti: 1) Distacco assoluto dagli onori, ricchezze e piaceri del mondo, 2) Esatto adempimento dei doveri del mio stato, 3) Rassegnazione e fiducia completa nelle mani di Dio nella mole delle tribolazioni onde è seminata la mia vita. La Beatissima Vergine Maria Addolorata, San Luigi Gonzaga ed il mio Angelo Custode mi ottengano la grazia di una buona morte. Sac. Luigi Faidutti (da meditarsi ogni giorno)”.
Ferruccio Tassin
Gorizia, 8 giugno 2026
